Dal 9 al 15 marzo si celebra la Settimana Mondiale del Glaucoma, un’importante iniziativa dedicata alla prevenzione di una malattia degenerativa che, solo in Italia, colpisce oltre un milione di persone, molte delle quali ignare di esserne affette.
Il glaucoma avanza di solito silenziosamente senza sintomi ed irreversibilmente se non curato. In Italia, se trattato nelle prime fasi, si può salvare la vista, mentre in Africa solitamente la diagnosi viene fatta quando un paziente si presenta perché ipovedente o cieco in un occhio. In questi casi l’oculista può solo concentrarsi nel trattare l’altro occhio.
Nei paesi a basso reddito come l’Africa, le persone colpite dalla malattia sono particolarmente svantaggiate rispetto alle persone affette da glaucoma nei paesi ad alto reddito; in Africa il glaucoma colpisce dal 4,5 al 7% della popolazione sopra i 40 anni con una media del 5% (in Italia la prevalenza è del 2,5%), si manifesta ad uno stadio più avanzato alla diagnosi ed ha un rischio 4 volte più elevato di progredire verso la cecità.
L’accesso alle cure oculistiche nei paesi in via di sviluppo rimane un grosso problema, soprattutto nelle zone rurali. La maggior parte degli oftalmologi è concentrata nelle aree urbane, lasciando molte persone nei paesi con risorse limitate nell’impossibilità di sottoporsi ai regolari esami oculistici e al trattamento del glaucoma necessari per prevenire la perdita permanente della vista. La comprensione o la consapevolezza del glaucoma è praticamente inesistente in alcune popolazioni, il che porta ad aspettative irrealistiche di ripristino della vista attraverso un intervento chirurgico. Sebbene questo tipo di risultato chirurgico sia ottenibile con cause reversibili di perdita della vista come la cataratta, è impossibile per i pazienti con glaucoma avanzato riacquistare la vista funzionale.
Nei paesi con risorse limitate, gli operatori sanitari per il glaucoma tendono a favorire un approccio terapeutico più aggressivo rispetto ai paesi sviluppati. Un follow-up affidabile è meno praticabile ed i pazienti spesso non sono in grado di ottenere o permettersi i farmaci. La chirurgia è teoricamente considerata la prima scelta, ma richiede una lunga curva di apprendimento ed un periodo postoperatorio lungo ed impegnativo sia per il medico che per il paziente.
La Settimana Mondiale del Glaucoma rappresenta un momento fondamentale per ricordare a tutti di verificare la pressione dell’occhio, il nervo ottico ed il campo visivo perché il glaucoma può togliere la vista e rendere ciechi, però se curata in tempo la malattia si può fermare o rallentare. Se la pressione è troppo elevata a lungo andare il bulbo oculare si danneggia a livello della testa del nervo ottico, per cui bisogna abbassare la pressione con farmaci, laser o chirurgia. Tuttavia, l’aumento della pressione danneggia irreparabilmente le fibre nervose (fili elettrici) che trasportano il segnale bioelettrico; dunque, è come se si logorassero. Inizialmente il danno colpisce i “fili” che trasportano le immagini relative alla periferia del campo visivo: chi è malato continua a vedere l’oggetto che fissa, ma non si accorge che l’area visiva periferica si sta riducendo progressivamente (con perdita della visione laterale). Da ultimo vengono lesi anche i “fili” che provengono da quella zona della retina con cui si fissano gli oggetti (macula) e, se il glaucoma non viene trattato con successo, si riduce l’acuità visiva fino alla cecità completa.
AMOA ha ben chiaro che la cataratta è la prima causa di cecità in Africa però reversibile con un intervento chirurgico, mentre il glaucoma è la prima causa di cecità in Africa irreversibile, motivo per cui AMOA incrementerà i suoi sforzi nella diagnosi precoce e nella formazione di personale specializzato nel trattamento del glaucoma.
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Nella foto: Gian Luca Laffi mentre tiene una lezione sulla gestione del glaucoma in Burundi