Il 10 agosto 2024 l’infermiera Ndeye Bouri è uscita per la prima volta dal Senegal, ha preso il suo primo aereo diretto in Ruanda e poi dopo 40 minuti di macchina si è ritrovata al RCEH (Rwanda Charity Eye Hospital), per un periodo di formazione professionale.
AMOA, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione del personale locale, ha organizzato per Bouri un mese presso questo ospedale oculistico di altissimo livello. L’obiettivo era quello di migliorare le sue conoscenze sia in sala operatoria che in ambito diagnostico. L’oculistica è diventata molto tecnologica e si avvale nei migliori centri, di numerose macchine per fare diagnosi e curare le differenti patologie, per cui gli infermieri specializzati devono essere anche dei tecnici strumentali, devono sapere visitare i pazienti con la lampada a fessura, misurare l’acuità visita, la pressione oculare, ma anche utilizzare macchinari per il calcolo del cristallino artificiali, analisi della cornea, della retina e del nervo ottico. Sono diventate delle figure fondamentale anche in Italia, ma in Africa ancora di più perché spesso sopperiscono alla carenza dei medici oculisti.
La formazione del personale africano deve essere svolta in Africa perché il modo di lavorare è differente rispetto all’Italia e perché il modo di vivere occidentale può alcune volte disorientare gli africani attratti dalle comodità e dallo sfarzo italiano.
Il periodo di formazione è stato molto proficuo, dice Bouri: “Ho potuto imparare ad utilizzare il topografo corneale, l’OCT e soprattutto capire come una migliore organizzazione del lavoro possa portare a curare un numero maggiore di pazienti con un livello qualitativo elevato”.
Ndeye Bouri Ndour è appena ritornata entusiasta al Centre de Santé di M’Bour, in Senegal, motivata e pronta a mettere in atto quanto imparato. “Senza AMOA non avrei mai potuto fare questa esperienza”.