Sono giorni drammatici per l’Etiopia, che dai primi di novembre del 2020 si trova nel pieno di una guerra civile. Nel disinteresse quasi totale della comunità internazionale e di moltissimi media.
La guerra interessa la regione del Tigray dove si trova Adwa, città sede della missione delle Suore Salesiane e del nuovo ospedale, in fase di ultimazione. AMOA collabora con la missione di Adwa sin dal 2011 e anche per questo motivo viviamo con particolare apprensione il terribile momento.
La guerra nella regione del Tigray è stata dichiarata dal premier etiope Aby Ahmed, peraltro insignito del premio Nobel per la pace 2019 per lo storico accordo di pace con l’Eritrea; di etnia Oromo, Ahmed non ha voluto ritenere valide le elezioni che nell’agosto scorso avevano eletto, come rappresentanti politici della regione stessa, uomini di etnia tigrina.
Il primo ministro, dichiarando questa guerra, l’ha giustificata come una semplice questione interna di ripristino della legalità. Nel frattempo, ha assalito la città di Macalle, capitale del Tigray, con truppe di terra e bombardamenti aerei che hanno interessato pure la zona di Axum e di Adwa.
Una guerra dimenticata
Si parla di diverse migliaia di persone uccise (ma i numeri esatti sono sconosciuti) e si calcola siano circa 60.000 i fuggiaschi verso il Sudan, nei campi profughi dove già vivono milioni di persone, tra cui molti eritrei scappati in occasione del conflitto di alcuni anni or sono.
Nel quasi completo disinteresse mondiale, come si diceva, nel silenzio dei telegiornali, per via del blocco delle comunicazioni da parte del Governo Federale Etiope, qualche notizia filtra unicamente grazie alle agenzie internazionali come BBC, CNN e Al-Jazeera.
Si racconta di come furti, rapine, saccheggi, stupri e violenze siano ormai all’ordine del giorno nella regione del Tigray dove la popolazione è allo stremo per mancanza di cibo, di acqua e di elettricità, con banche chiuse e contatti col mondo bloccati.
Il TPLF (fronte della liberazione del Tigray), coloro che dal premier etiope sono considerati ribelli, continua in queste ore a combattere e non cede alle truppe governative.
La missione di Adwa punto di riferimento
per la popolazione
In questo tragico contesto, la missione delle suore salesiane di Adwa è diventata il punto di riferimento principale per la popolazione: acqua e di cibo, comunque, cominciano a scarseggiare anche in missione.
Solamente da poche settimane hanno potuto entrare nel Tigray convogli umanitari come la Croce Rossa internazionale e MSF (Medici senza Frontiere).
Gli aiuti umanitari sono comunque insufficienti e si stima che 4,5 milioni di persone siano ormai allo stremo. La fame infesta il Tigray La fase di emergenza è la numero 4, un gradino sotto la carestia.
AMOA invita a donare per mandare aiuti attraverso il nostro form online.