4 Aprile 2025

“Il mio racconto di infermiera in missione con AMOA”

Il 12 maggio è la Giornata internazionale dell’infermiere”, data individuata per sottolineare l’impegno di migliaia di persone, figure professionali specializzate, attive sui temi della solidarietà e dell’alleanza con i pazienti e le loro famiglie. Per celebrare la giornata pubblichiamo la testimonianza di una infermiera socia e volontaria AMOA, Valeria Battaglioli.

“Infermiera da 36 anni, amo ancora la mia professione, ma c’è stato un momento in cui ho sentito il bisogno di mettermi in gioco in maniera volontaria in un ambiente diverso da quello protetto in cui lavoravo, per svolgere il processo di assistenza infermieristica all’interno di una onlus.

Lavorando come strumentista anche in oculistica, insieme al dottor Gian Luca Laffi fondatore di AMOA, l’ingresso nell’associazione è stato il percorso più naturale. Inizialmente ho affiancato il mio collega e socio AMOA Yuri Melloni, nella gestione dello strumentario chirurgico necessario alle missioni.

Nel 2009 arriva la prima proposta, partecipare alla prima missione di AMOA in Madagascar per aprire la sala operatoria di oculistica e iniziare l’attività chirurgica all’ospedale Vezo di Andavadoka, assieme agli oculisti Danilo Trombetti, Gabriella Parente, Francesco Toscano, Angela Mascia.

Ecco, ora si fa sul serio: la mia prima missione e sarò l’unica infermiera, sarò in grado? Mille pensieri, preoccupazioni compresa la famiglia che lascio a 8000 km. di distanza ma loro capiscono e l’entusiasmo supera tutto. Vediamo se sono capace. Organizzare e procurare il materiale necessario, trasportare tutto per un viaggio di andata di tre giorni che prevede tre voli aerei e 200 km. in fuori strada su piste di sabbia ai 30 km. orari con farmaci termosensibili. L’approccio con una popolazione che non conosco, aprire una sala operatoria di oculistica in un posto e con mezzi che non conosco, cercare di prevedere e provvedere ai possibili problemi con le apparecchiature; comincio a dubitare.

Tutti questi interrogativi crollano uno ad uno durante la missione. L’emozione mi bagna gli occhi quando arrivata in Madagascar vedo la bellezza selvaggia di questi luoghi e la una popolazione capace di vivere con pochissimo. Il viaggio, lungo e faticoso, mi aiuta a conoscere ed entrare in sintonia con i fantastici compagni di missione. L’arrivo al Vezo Hospital, l’accoglienza degli Amici di Ampasilava, fondatori dell’ospedale, il frenetico inizio dei lavori, è tutto incredibile. Una organizzazione che si costruisce da sola ed è efficacissima per la grande determinazione di tutti i partecipanti alla missione. Poi ci sono loro, Vivienne,Sidì e Do, tre giovani malgasci che lavorano in ospedale imparando le basi di infermieristica sul campo, parlano un po’ italiano e ci fanno da ponte con la popolazione locale che parla solo Malgascio.  In pochi giorni con tutti a fare tutto riusciamo a risolvere i problemi tecnici che si sono inevitabilmente presentati e iniziamo anche l’attività chirurgica.

Finalmente sono pronta a rispondere al più antico concetto della mia professione, “ad-sistere”, stare accanto a questi pazienti e ad imparare qualche frase malgascia per poter comunicare un minimo  con loro. “Mora mora” è quella che preferisco, letteralmente “piano piano”, ma il senso è più ampio e dolce, lasciare ad ogni cosa il suo tempo.

Mi sono divertita ad unire latino e malgascio in maniera poco ortodossa per formulare un augurio a tutti noi infermieri: ad sistere mora mora”, “lasciare all’assistenza il suo tempo”, quello che  in questa parte di mondo che va velocissimo non dobbiamo mai perdere di vista”. 

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per fornire alcuni servizi. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi