Terza puntata di “Puoi anche tu”: la testimonianza diretta, il racconto di soci, amici, volontari protagonisti in questi anni dell’attività dell’Associazione. E’ la volta di Massimiliano Giovannini, strumentista di sala operatoria, “veterano” di AMOA.
Immagini di vita uniche, spesso disperate,
con il sogno di una speranza…
La mia più recente missione con AMOA ad Adwa risale al novembre 2019. È stata la mia quarta esperienza in Africa: ho iniziato, con altre associazioni, a Nkoranza in Ghana, quindi sono stato in Tanzania, a Ifakara e poi a Msolwa Ujamaa.
Alla missione, un’accoglienza straordinaria
Ogni missione ha avuto difficoltà e problemi, ma sempre a lieto fine; differenti, a seconda dei luoghi e delle situazioni le emozioni, tutte gratificanti. Ho compreso che maggiore è lo sforzo per adattarci che facciamo, tanto più significativi sono i risultati e le amicizie che si ricevono in cambio.
La sintonia con i volontari della missione di Adwa è stata immediata, e non ci siamo persi d’animo quando ad Addis Abeba abbiamo perso la coincidenza aerea. L’accoglienza alla missione è stata straordinaria, oltre ogni aspettativa.
Unione, pazienza e professionalità
In ospedale, il lavoro è cominciato subito: preparare il set di ferri in sala operatoria, disinfettare, sterilizzare, sistemare le attrezzature e i farmaci nei due ambulatori. In soli cinque giorni, con la collaborazione di Umberto Camellin e l’intervento degli oculisti Sergio Tabacchi e Massimo Camellin, abbiamo effettuato 300 visite e oltre 20 interventi (cataratte, pterigi, etc ). Sono quindi stati distribuiti un centinaio di occhiali tra quelli prodotti da Simona Guarini, ottica AMOA e quelli donati dai Lions.
Un vero esempio di squadra e di unione, pazienza e professionalità il nostro gruppo. Per me, strumentista, è stato molto istruttivo lavorare con due oculisti d’eccellenza come Sergio e Massimo, imparando anche in Africa nuove tecniche di intervento.
Abbiamo conosciuto pazienti con patologie e condizioni di vita diverse: a tutti abbiamo dato sostegno e speranza; da tutti, adulti e bambini, abbiamo ricevuto gratitudine e un sorriso. Ed è stata la soddisfazione più grande.
Impossibile dimenticare la cordialità e i rapporti di vicinanza che si sono instaurati con il personale della missione, le serate condivise come fossimo un’unica, grande famiglia.
La visita all’Istituto per ciechi
Prima di rientrare in Italia, ci siamo recati a Gondar, a fare visita ai ragazzi dell’Istituto per ciechi sostenuto dal MAC (Movimento Apostolico Ciechi). Qui abbiamo incontrato studenti con storie di vita uniche e disperate: una ragazzina nata e cresciuta in carcere senza occhi; chi era costretto dai genitori a stare tutto il giorno in strada a chiedere l’elemosina; un ragazzino che, mentre giocava con gli amici, ha perso la vista a causa dello scoppio di una bomba…
In definitiva: si possono trovare mille motivazioni per fare del bene, basta trovare in noi quella che ci spinge maggiormente a farlo. E, personalmente, non vedo l’ora di ripartire con AMOA!